La Theory of Constraints (TOC) o Teoria dei Vincoli è una teoria di sistema che fornisce soluzioni e strumenti per generare valore attraverso la gestione ed il superamento dei fattori che limitano la crescita delle organizzazioni.
La TOC
è stata divulgata al mondo da Eli Goldratt attraverso molti
libri, il più famoso dei quali è “The Goal” (L’Obiettivo nella traduzione
italiana), venduto in oltre quattro milioni di copie e tradotto in numerose
lingue. Il libro diffonde in modo avvincente questa filosofia gestionale,
completamente diversa da quanto mai studiato e proposto dalle organizzazioni
industriali manifatturiere e dalle scuole di management.
L’impresa è
concepita come un sistema complesso, composto da processi interdipendenti e
correlati tra loro; il funzionamento dell’intero sistema è governato da pochi
fattori, i constraint o vincoli, che ne determinano la prestazione. I
constraint diventano le leve su cui agire per controllare il sistema e
orientarlo al raggiungimento dell’obiettivo. All’inizio della storia la TOC
non si chiamava così.
A metà degli
anni ‘70 Eli Goldratt sviluppò su basi scientifiche un metodo (e un software a
supporto) di sincronizzazione delle risorse produttive che rivoluzionò i
correnti metodi di pianificazione della produzione. Diede inizio al Syncronous
Manufacturing (SM) che, ancora
oggi, è ritenuto universalmente la più potente e avanzata metodica di
programmazione della produzione.
Per più di 10 anni le idee della futura TOC furono
applicate da Goldratt e i suoi collaboratori quasi esclusivamente nell’ambito
delle operations: produzione, logistica, ecc. Come sempre accade, a far
terminare questa situazione fu la necessità. Il Syncronous Manufacturing faceva
ottenere mirabolanti risultati solo se alla guida dell’azienda, seppure come
consulenti, ci stavano Goldratt e i suoi. Lasciate a se stesse, le aziende non
erano in grado di ottenere il meglio dal SM.
Per far
crescere la sua azienda di consulenza e software, Goldratt si trovò obbligato a
inventarsi un modo per trasferire la sua conoscenza, la sua capacità, il suo
modo di pensare le imprese. D’altro canto, il segreto del SM
non sta tanto negli algoritmi, che pur sono potenti, ma nel
suo rivoluzionario modo di pensare i sistemi che è nascosto negli algoritmi (e
quindi nel software) stessi. Per mostrare che ciò che proponeva era qualcosa di
sostanzialmente nuovo, fu cambiato il nome e nacque la TOC.
Ci vollero 10
anni per mettere a punto gli strumenti (che oggi conosciamo con il nome di
Thinking Processes tools della TOC)
adeguati per pensare i sistemi nella stessa maniera in cui ci riuscivano
Goldratt e i suoi. I TP tools (che in
italiano vengono chiamati strumenti a supporto dei processi di pensiero) sono,
allo stesso tempo, la sintesi più completa del pensiero sistemico TOC
ed un set di strumenti per aiutare a pensare soluzioni per le
nostre aziende.
Nel 1994,
anno che fa da spartiacque, è stato pubblicato il libro sui TP
tools, “It’s not luck”, con lo stesso protagonista del primo
libro, “The goal”, alle prese con problemi che andavano oltre la sua esperienza
aziendale e che riesce a risolvere proprio grazie ai TP
tools a cui è stata dedicata un’apposita appendice nella prima
edizione di questo libro. Negli anni seguenti sono stati sviluppati soluzioni e
approcci TOC per molti
ambiti aziendali: project management, marketing e vendite, sistemi informativi.

Ma senza la
“forza” la spada laser è sostanzialmente inutile. La prestazione di un’azienda-sistema si misura con la
capacità di raggiungere in tutto, in parte o per nulla gli obiettivi che ci si
pone.
Guardando
bene, ci si accorge che c’è sempre un qualcosa che impedisce di ottenere il
massimo: che nessuna azienda, fatta eccezione forse per qualche gigante o per i
monopolisti, è in grado di crescere o di migliorarsi senza limiti. In altre
parole, l’esperienza ci suggerisce che le prestazioni di un sistema sono
determinate da un fattore limitante, chiamato dalla TOC
“constraint” o “vincolo”.
Poiché nelle
aziende solitamente l’obiettivo è guadagnare dei soldi e la misura di questo è
il denaro che si genera svolgendo l’attività propria dell’azienda, il
constraint è l’elemento che determina il ritmo al quale l’azienda genera denaro
attraverso la vendita di ciò che essa produce. Il valore così generato dal
sistema viene chiamato dalla TOC “Throughput”
(spesso abbreviato in Tput o T).
Il Tput
è la quantità di denaro che l’azienda genera vendendo le cose che produce,
detratti i soldi pagati ai fornitori. Un’ora di lavoro del constraint è un’ora
di Tput e, di conseguenza, ogni minuto di
mancato utilizzo del constraint è Tput
perso.
Sebbene sia
familiare il concetto che ci sia un limite alla crescita, non è altrettanto
familiare pensare che in ogni azienda ci sia un solo fattore limitante o
vincolo. Anzi, l’esperienza suggerisce che di vincoli ce ne sono sempre molti,
che è difficile eliminarli tutti e che il problema sta proprio in questo.
Occorre prima
di tutto sgomberare il campo dall’idea che avere un vincolo sia qualcosa di
negativo. In realtà, l’esistenza di un vincolo è legata proprio al fatto che le
aziende siano dei sistemi. Immaginate di dirigere una squadra di booling invece
di un’orchestra; l’eccellenza di una squadra di booling è tipicamente la somma
dei risultati dei singoli componenti. Una squadra di booling non è un sistema.
In un sistema, le interazioni (interdipendenze) contano a volte più dei singoli
nel determinare il risultato finale.
Se ci sono
interdipendenze c’è un vincolo.
La prima idea
forte della TOC è di
considerare il vincolo non come un fattore limitante, ma come un’opportunità
per controllare meglio e far crescere l’azienda. Il ruolo vero del vincolo è di
leva strategica, di fulcro sul quale agire per migliorare l’efficienza
dell’azienda. Nella realtà di ogni giorno constatiamo che ci sono molti fattori
che ci ostacolano, impedendoci di raggiungere in pieno i nostri obiettivi
aziendali.
Quando
pensiamo al miglioramento, pensiamo istintivamente ad una continua lotta senza
fine con questi fattori limitanti e, di conseguenza, si tende ad associare alla
parola vincolo un significato negativo. Ma questi vincoli sono una
manifestazione palese di una sola causa, sfuggente e poco appariscente, che li
origina tutti.
Eliminare
sistematicamente i “colli di bottiglia” non migliora considerevolmente la
situazione. Infatti, se dopo aver individuato un collo di bottiglia, lo
eliminiamo, subito dopo se ne presenta un altro! Questa forma di rincorsa ai
vincoli è una lotta senza fine e senza significato.
Per cambiare
strutturalmente la situazione, è necessario eliminare le cause, risalire quindi
alle radici dei problemi. Il
percorso generale per migliorare l’efficienza di un’azienda consiste nelle
seguenti fasi:
1. scegliere
strategicamente il vincolo di sistema;
2.
organizzarsi per sfruttarlo al meglio (con un processo di pianificazione delle
risorse);
3. introdurre
le misure opportune (fondate sul concetto di Tput)
per favorire il processo di subordinazione (termine con cui la TOC
si riferisce all’adozione, in tutto il sistema, di comportamenti
orientati all’efficienza dell’intero sistema e non solo all’efficienza locale);
4.
individuare e superare tutti i vincoli cognitivi che ostacolano questo
processo, compresi quelli che impediscono all’azienda di vendere di più e
meglio.
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